Article. What i write

Gestire le identità digitali tra rischi e compliance

Pubblicato il 22 luglio 2026 su office automation
Vincenzo Calabro' | Gestire le identità digitali tra rischi e compliance
Oggi il tradizionale concetto di perimetro aziendale non esiste più: utenti, partner, applicazioni cloud, dispositivi connessi e sistemi di intelligenza artificiale interagiscono continuamente con dati e risorse distribuite, creando un ecosistema sempre più complesso da proteggere. In questo contesto, la gestione delle identità è diventata uno degli elementi strategici della cybersecurity moderna. Le organizzazioni si trovano, infatti, a governare migliaia di identità, umane e non umane, ognuna delle quali rappresenta un potenziale punto di accesso ai sistemi aziendali. Accessi che non possono essere più controllai in modo statico. Serve un modello di identity governance intelligente e adattivo, capace di valutare in tempo reale il contesto delle richieste, il livello di rischio associato e il comportamento degli utenti o delle applicazioni coinvolte una vola che l’utente si è autenticato.
L’integrazione tra gestione delle identità, sicurezza e analisi dei dati consente alle aziende di ottenere una visibilità completa, ridurre i rischi operativi e rafforzare la compliance. Il tutto senza introdurre complessità o rallentamenti nei processi aziendali. Ma come impostarne correttamene la governance e quali caratteristiche occorre tenere d’occhio negli strumenti da adottare? Per discutere di queste tematiche, Sailpoint, assieme a Soiel International, ha organizzato la tavola rotonda “Gestione delle identità: compliance e gestione del rischio nella nuova era della sicurezza digitale”, appuntamento in cui si sono confrontati CIO e CISO di alcune importanti realtà come Artsana, Saipem e Ministero degli Interni. Moderato dalla giornalista Claudia Rossi, l’evento si inserisce in un ciclo di incontri dedicati alle maggiori problematiche aziendali nell’attuale ecosistema digitale.
Il Ministero dell’Interno è una delle realtà più articolate della Pubblica Amministrazione. Il dicastero ha competenze che spaziano dalla sicurezza all’immigrazione, dalla cittadinanza alla protezione civile, dall’ANPR alle elezioni. L’operatività si svolge attraverso una struttura distribuita ed eterogenea. Una complessità che si riflette inevitabilmente anche sul piano IT: sistemi legacy sviluppati in epoche diverse, dipartimenti con esigenze autonome e migliaia di utenti istituzionali rendono la governance delle identità digitali una sfida strategica prima ancora che tecnologica. Negli ultimi anni, è stato avviato un processo di evoluzione dell’Identity e Access Management (IAM), passando da una gestione frammentata a un modello centralizzato. Fino a pochi anni fa, la situazione era caratterizzata da una notevole dispersione, con decine di sistemi informativi che gestivano separatamente l’autenticazione, utilizzando credenziali distinte e una gestione manuale delle utenze. Questa situazione ha reso difficile la tracciabilità, la sicurezza e l’uniformità. Oggi, la maturità è aumentata significativamente. Circa il 60-70% delle identità è stato consolidato attraverso un sistema IAM centralizzato, in grado di orchestrare autenticazione, autorizzazione e monitoraggio.
Tuttavia, la priorità non è solo la protezione del perimetro da minacce esterne, ma anche la prevenzione del rischio insider. In un contesto in cui gli operatori accedono a informazioni riservate e sensibili, diventa fondamentale implementare un sistema di controllo delle anomalie comportamentali. Per questo motivo sono stati sviluppati sistemi automatizzati di alerting: utenze dormienti, accessi anomali, interrogazioni eccessive o utilizzi inconsueti generano segnalazioni immediate. Il modello Zero Trust, oltre a conformarsi alle normative vigenti, ha rivoluzionato la gestione dei permessi, sostituendo il precedente sistema basato su regole fisse con un paradigma più flessibile e sicuro. In precedenza, l’accesso alla rete garantiva un’ampia libertà operativa, mentre oggi ogni accesso richiede una contestualizzazione e una motivazione dettagliata. L’utente può accedere esclusivamente alle informazioni necessarie e, in alcuni casi, è tenuto a indicare il procedimento amministrativo che giustifica la consultazione. Questa trasformazione ha portato a una riduzione significativa di abusi e rischi di accesso improprio.
Le principali sfide restano di natura culturale. L’eterogeneità del personale richiede una valutazione attenta delle misure di sicurezza adottate, che includono il principio del privilegio minimo, l’adozione di multifactor authentication, PIN dinamici e procedure avanzate di sicurezza. Il cambiamento è stato favorito dall’introduzione dello smart working, che ha contribuito a trasferire una maggiore consapevolezza cyber dall’ambiente domestico a quello lavorativo.
Recentemente, si è osservata una crescita dell’attenzione verso le identità non umane e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. API, account di servizio e sistemi automatizzati sono identità a tutti gli effetti, con un proprio ciclo di vita e rischi specifici. Il Ministero sta attualmente testando soluzioni avanzate di IA, tuttavia, si osserva una forte cautela: la responsabilità finale degli atti rimane personale e giuridicamente attribuita a chi firma; pertanto, la gestione dell’identità riveste un ruolo cruciale. Il prossimo passo vedrà il completamento della modernizzazione dei sistemi e l’accelerazione dell’integrazione tra piattaforme IAM, analytics e strumenti AI. Questo cambiamento richiederà anni e investimenti significativi, ma segna il passaggio da una sicurezza basata sul controllo perimetrale a un modello centrato sull’identità, sulla tracciabilità e sulla responsabilità.
 

Vincenzo Calabro'Vincenzo Calabro' | Ingegnere informatico specializzato in sicurezza informatica e investigazione digitali. Autore di articoli e saggi. Lecturer, Speaker, Trainer.